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L’acqua bene comune

Temi d’acqua nel padovano e nel bassanese

Il 17 novembre 2918 si è tenuto a Cittadella un convegno sul tema dell’acqua nel padovano e nel bassanese. Il convegno è stato l’occasione per fare il punto sulla situazione critica delle acque sul territorio. Riportiamo un documento di Franco Sarto, Presidente dell’Associazione Città Aperta, che presenta le problematiche oggetto del confronto.


Il Convegno di Cittadella è il risultato di un’attività pluridecennale di gruppi radicati nel territorio in difesa dell’Ambiente. Il territorio di riferimento che è preso in considerazione corrisponde grossomodo all’imbrifero del fiume Brenta.

I gruppi promotori del convegno sono l’Associazione Nuova Città Aperta di Cittadella e Fontaniva, Acqua Brenta (attiva a Curtarolo, Piazzola, Campo S. Martino, Bassano, Marostica), il Gruppo Ambiente di Carmignano di Brenta e il gruppo Giù le Mani dal Brenta di Cittadella. I tre temi toccati hanno in comune degli obiettivi ovvi e condivisi dalla popolazione, promessi dalle Autorità nel passato ma oggi volutamente dimenticati da esse. Il Convegno si è quindi reso necessario per stimolare le Autorità a dare risposta ai tre temi essenziali per l’ambiente e la salute nel nostro territorio.


1 – La bonifica del cromo-nichel della ex galvanica di Stroppari di Tezze sul Brenta.
E’ dal 2005 che si parla di necessità di bonifica, ma si fa questa bonifica? La ditta ex Tricom era attiva dal 1974 ed ha cominciato subito ad inquinare la falda a valle in quando i dirigenti della galvanica (di cui uno era il sindaco del paese) seppellivano i fanghi sotto la fabbrica; il terreno inquinato è delimitato ad un tronco di cono rovesciato con la superficie maggiore di 1300 mq corrispondente al pavimento dell’azienda e profondità di circa 22 m. Fino al 2000 le popolazioni dei paesi a valle, Tezze, Cittadella, Fontaniva, bevevano acqua con cromo e nichel senza saperlo. Nessuno studio di mortalità fu mai fatto. Esistono invece due studi di mortalità nei lavoratori della galvanica che dimostrano un aumento di più di tra volte dei tumori polmonari e del pancreas. È una situazione vergognosa che non ha nessuna giustificazione:
a) la bonifica definitiva è relativamente facile da eseguire in quanto il cromo e nichel sono ben localizzati
b) la bonifica è relativamente poco costosa – qualche milione di euro che erano già stati promessi dal Ministero se richiesti.
 
2 – I nuovi prelievi di acqua a Carmignano di Brenta.

In zona Camazzole sono stati costruiti 5 nuovi pozzi in alveo e 4 fuori alveo per l’emungimento di acqua dalle falde, in aggiunta ai 4 esistenti dagli anni 90. I nuovi pozzi portano l’acqua anche a Chioggia e Cavarzere, ma la Regione ha dato il via alla costruzione di una nuova condotta Piazzola-Brendola che porterà l’acqua nelle province inquinate da Pfas, cioè Vicenza e Verona. Bene, le falde sotterranee del Brenta daranno l’acqua a mezzo Veneto, ma noi chiediamo che questi prelievi avvengano nel rispetto dell’Accordo di Programma del 2012: non superare i 1300 litri al secondo, sistema di piezometri per monitorare costantemente il livello di falda, reintegro della falda con il sistema degli allagamenti dei terreni ghiaiosi dell’alta pianura. Il Comune di Carmignano di Brenta e i Comitati hanno già fatto fermare le previste escavazioni in alveo e stanno riaffermando il rischio “dichiarato” derivante dall’ubicazione dei pozzi in alveo. La nostra è una terra ricchissima d’acqua (pensiamo ai milioni di mc. riversati in mare durante le ultime piogge), si tratta di trattenere e far filtrare in profondità l’acqua nei periodi di abbondanza. Purtroppo la Regione non ha più finanziato i progetti di ricarica (nello specifico il progetto Democrito), che si devono invece realizzare secondo l’Accordo stesso. La Regione non vuole firmare il rinnovo dell’Accordo di programma che è scaduto nel 2017 e che fissa i limiti massimi prelevabili; già il Consorzio Brenta, il Comune di Carmignano di Brenta , il Consiglio di Bacino e i Comitati hanno chiesto alla Regione il rinnovo.


3 – Quale futuro per l’acqua pubblica nel nostro territorio?

Sono trascorsi 7 anni dal referendum sull’acqua pubblica del 2011, dove i cittadini hanno deciso che la gestione dei servizi idrici deve rimanere fuori da logiche di mercato e di distribuzione dell’eventuale utile ai soci. L’acqua è un bene prezioso e un diritto universale riconosciuto da istituzioni a livello europeo ed internazionale, e come tale deve essere gestito tenendo conto della sua disponibilità, dei consumi crescenti, dei cambiamenti climatici, delle fonti di inquinamento, etc. Che cosa garantisce un reale controllo pubblico del servizio idrico integrato, quando non è direttamente gestito da un ente locale? La legislazione attuale definisce come società cosiddette in-house quelle società di proprietà pubblica in cui le decisioni significative e gli obiettivi sono definiti dagli stessi enti locali proprietari – i comuni – mentre gli organi di amministrazione si limitano a pianificare ed applicare le scelte operative per raggiungere tali obiettivi. La multi utility che gestisce l’acqua nell’Alta padovana e Bassanese è ETRA spa, che ha tutte le caratteristiche sopraesposte. Negli anni più recenti la società cede alla tentazione di trasformarsi in una holding con la parola d’ordine che il pubblico non è efficiente. Per troppo tempo noi cittadini siamo rimasti a guardare, ma dobbiamo sollecitare i nostri sindaci sul tema, chiedendo un confronto e – qualsiasi sia lo scenario che si presenterà – il mantenimento del controllo analogo diretto sul servizio idrico.
Franco Sarto, presidente Nuova Città Aperta

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