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    • Affido condiviso. No ddl Pillon
      Dall'autunno 2018, a seguito della presentazione del DDL Pillon sull'Affido condiviso, è iniziata una campagna di opposizione al cambiamento del Diritto di famiglia in vigore. Negli stessi mesi la Commissione parlamentare Giustizia del Senato ha iniziato le audizioni in merito. Questo interventi era previsto nell'accordo di governo tra Lega e 5 stelle ma in fase di discussione sono emersi più contrasti di quanto previsto tra le forze di governo. Nel frattempo è cresciuta l'opposizione alla possibile emanazione della legge. Vi consigliamo di leggere i documenti pubblicati nel laboratorio e Vi chiediamo di condividere le vostre riflessioni in merito.
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    • Autonomie regionali

      Per presentare un quadro riassuntivo del problema delle autonomie regionali riprendiamo un articolo di Gianni Trovati, pubblicato sul Sole 24 ore del 24 dicembre 2018.

      Arriverà solo a metà febbraio la proposta del governo ai presidenti di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna per provare a tradurre in pratica la richiesta di «autonomia differenziata», il meccanismo che dovrebbe trasferire competenze statali alle regioni che le chiedono. ….     Le tappe La proposta governativa dovrà essere approvata dalle Regioni interessate, dopo di che ci sarà la firma del premier a un disegno di legge che dovrà ottenere il via libera a maggioranza assoluta delle due Camere prima di avviare il cantiere dei provvedimenti attuativi.   Le competenze da trasferire Il tema è spinoso sia sul piano tecnico sia su quello politico. L’autonomia differenziata (articolo 116 della Costituzione) prevede la possibilità di trasferire alle Regioni la competenza diretta sulle 23 materie, dall’istruzione alla ricerca scientifica, dalla disciplina delle professioni fino all’ambiente e ai beni culturali, che la riforma del Titolo V del 2001 ha affidato alla «legislazione concorrente» fra Stato e territori. Lombardia e Veneto, che ormai 14 mesi fa hanno rilanciato il percorso tramite referendum, hanno chiesto tutte le 23 materie. L’Emilia Romagna, che ha seguito la strada più “tradizionale” del voto in consiglio regionale, ne chiede 15.   Questioni di soldi In teoria, la partita può valere circa 21,5 dei 71,5 miliardi che lo Stato ogni anno spende nelle tre regioni per garantire le sue funzioni. … Almeno nella prima fase, come ha chiarito ieri anche il ministro degli Affari regionali Erika Stefani, il trasferimento di competenze avverrebbe in base al «costo storico». Tradotto, significa che se lo Stato spende 5,6 miliardi per l’istruzione in Lombardia e la Regione chiede l’intero pacchetto, occorre trovare il modo di garantire (tramite compartecipazioni di tributi e trasferimenti) quella somma. Se la Regione riesce a spendere meno, può usare i “risparmi” per altri servizi, e magari abbassare qualche tributo regionale, mentre se spende di più non può ottenere naturalmente ottenere finanziamenti garantiti aggiuntivi. ...   Nord e Sud Le cose cambierebbero in un secondo momento, dopo il rodaggio quinquennale. A quel punto dovrebbero entrare in vigore i «costi standard», insieme ai «livelli essenziali delle prestazioni» (Lep) chiesti a gran voce dai Cinque Stelle. L’incrocio dei due parametri dovrebbe indicare il livello giusto dei servizi da garantire (il rapporto numerico fra studenti e insegnanti, per esempio) e del loro costo da finanziare. A quel punto, i territori dove il rapporto qualità/prezzo dei servizi pubblici è peggiore, come accade per molti settori al Sud, rischierebbero di perdere risorse. Ma per ora questa prospettiva, chiamata ad attuare davvero i contenuti della legge sul federalismo fiscale approvata nel 2009, appare decisamente troppo lontana per la complicata fase attuale.
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    • 3 months, 1 week fa

      stefano lazzaristefano lazzari